Dal 20 al 28 agosto la biennale della pietra lavorata dedicata a due eccellenze toscane. Scultori e scalpellini espongono le loro opere:
oltre 70 stand 200 espositori, musica, spettacolo, concorso per studenti. Ceccarelli: “Visibilità e giusto riconoscimento al mestiere dello scalpellino”. Renzetti:
“La mostra si arricchisce e si rinnova con le sfilate”
Firenze – Pietra lavorata e moda, due eccellenze toscane, caratterizzano la XVI edizione della Biennale della Pietra Lavorata che si tiene nel centro storico di
Castel San Niccolò (Ar) dal 20 al 28 agosto. Oltre 75 stand con 200 espositori saranno presenti nelle 9 giornate di musica, spettacolo e moda.
“Una manifestazione di interesse a livello nazionale – ha detto il presidente della commissione regionale Territorio e Ambiente Vincenzo Ceccarelli, nato proprio a
Castel San Niccolò – perché unisce attività come lo scultore e lo scalpellino, lavori che richiedono entrambi perfezione e design. La mostra diventa un’occasione per dare visibilità e giusto
riconoscimento ad un mestiere antico, quello dello scalpellino, di cui il paese vanta una grande tradizione, attività artigianali che oggi rischiamo di perdere ma che rappresentano un’importante
prospettiva di lavoro anche per i nostri giovani”.
La moda viene collegata all’artigianato di qualità e alla lavorazione della pietra: le piazze vengono allestite con il Panno Casentino e sfilate animano le serate.
Alla biennale partecipano noti artisti toscani ed internazionali, come Alberto Ballerini (Firenze), Enzo Scatragli (Arezzo), Maurizio Masini (Siena), Silvio Santini (Carrara), Ricardo Kersting
(Brasile), Rumen Dimitrov (Bulgaria) e Maria Caminos (Argentina).
“La tradizionale mostra della pietra lavorata – ha dichiarato in una nota il sindaco Paolo Renzetti - da questa edizione si arricchisce e si rinnova con sfilate di
moda, curate da aziende aretine, per valorizzare i prodotti tipici locali, come il panno del Casentino. Un’altra novità è rappresentata dal simposio in cui alcuni artigiani della pietra caveranno
dal materiale grezzo le opere e gli utensili a testimonianza del lavoro e della tradizione propria di questa terra”.
Quattro le aree tematiche di quest’anno: Artigiani, Artisti, Eventi e Concorso Academy. Per quanto riguarda gli stand, l’allestimento è stato completamente
ridisegnato, in particolare verrà sottolineata la divisione tra Artigiani ed Artisti che sarà evidenziata dall’opposta cromia verde/arancio del Panno Casentino. La netta distinzione,
per valorizzare al meglio le opere e i prodotti, sarà immediata: gli stand degli Artisti saranno realizzati con il tessuto Casentino verde smeraldo, mentre quelli degli Artigiani saranno
in realizzati nel tipico arancio Casentino.
Gli eventi con sfilate di moda e i concerti dei Bakkano e degli Alter Ness si terranno nei Giardini di piazza Vittorio Veneto. Il Concorso Academy metterà alla
prova 8 studenti provenienti dalle Accademie delle Belle Arti di Brera, Carrara, Roma e Firenze in un simposio che durerà 8 giorni sulla moda.
Per maggiori informazioni consultare il sito web della manifestazione
http://www.biennalepietra.it/.
Amedeo Clemente Modigliani (
La mostra prosegue poi con una serie di importanti disegni di
Modigliani che tracciano il suo percorso artistico, dagli inizi influenzati dallo stile di Toulouse-Lautrec, con una matita su carta che ritrae l'amico critico Mario
Buggelli, al segno nitido del carboncino, che delinea volti e corpi di ''cariatidi'', del periodo scultoreo (anni '10-'11 del novecento), ai ritratti dal segno piu' sottile degli amici
come Vlaminck, delle compagne, come Beatrice Hastings, dei personaggi del suo mondo artistico, come Hanka Zborowska, moglie del suo mercante
Leopold.
La sua
ultima mostra romana, prima di questa rentrée che accoglie numerosi esempi e tecniche del suo repertorio variegato, ma essenzialmente a base di collage, si era tenuta
presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica a Palazzo Barberini nel 1998. Prima di dedicarsi al collage e alla “poesia evidente” Kolář svolge una lunga militanza
letteraria e poetica pubblicando cantate, oratori, liriche, diari, prose, manuali di teoria poetica, commedie e altre invenzioni che dal 1938 al 1958 lo
imporranno nell’ambiente letterario praghese non senza difficoltà e attraverso incresciosi episodi di limitazione della libertà a esprimersi, che gli costeranno censure, sequestri dell’opera e
perfino il carcere.
Nonostante le avversità, Kolář non interrompe mai la sua azione poetica che tuttavia, a partire dal 1949, inizia a mutare struttura compositiva,
poiché la qualità poetica si coniuga con una forma di visualizzazione e di plasticità che travasa versi e strofe in un organismo più efficace e complesso, rispondente a criteri che nella musica
concreta, per esempio, si erano già affermati con successo. Adottando il collage come mezzo compositivo, sperimenta tecniche differenti che, assieme al conseguimento del poema verbale e visivo,
giungono a ottenere opere pittorico-plastiche. Mediante il confrontage, il rapportage, il chiasmage, e in seguito il rollage e il prollage, Kolář si dota di un autentico
glossario capace di rispondere a ogni sua esigenza espressiva.
Negli anni
successivi al trauma vissuto con la partecipazione alla liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz e sotto il terrore stalinista, negli anni Cinquanta, scrive Il
fegato di Prometeo (1952) che gli costerà una condanna a un anno di prigione, scontato con la detenzione preventiva, e il divieto di pubblicazione fino al 1964; l’opera tuttavia
verrà pubblicata nel 1970.
Dal
1980-81 soggiorna a Parigi e a partire dal 1984 ottiene la nazionalità francese a seguito di una condanna e alla confisca dei suoi beni in
Cecoslovacchia. Espone per ben tre volte al Museo Guggenheim di New York e nel 1990 alla Biennale di Venezia nel Padiglione della Cecoslovacchia. Nello stesso anno
l’Istituto Francese di Praga organizza una grande retrospettiva che lo riconcilia prima della sua morte con la città e il suo paese.
Numerose e differenti sono le opere a carattere poetico scritte da Kolář prima del 1937-38 e altrettanto numerose quelle a base di “poesia evidente”,
cioè collage, chiasmage, confrontage e altre tecniche, tra cui si ricordano Testimone oculare, 1949, il già menzionato Il fegato di Prometeo, 1952, Il
nostro pane quotidiano e La peste di Atene per il teatro. Tra il ’59 e il ’60 i Poemi del silenzio. Realizza nel 1978 l’Omaggio a
Kafka. Nel 1986 esce il Dizionario dei metodi, raccolta completa delle sue tecniche di collage. Nel suo contributo critico alla mostra, Bruno
Corà ha affermato che del collage “Kolář è sicuramente stato, insieme a Picasso, Schwitters, Ernst, Hausmann, Hannah Hoch e Marca-Relli, un grande inventore.”

